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- L’unico ad aver tirato in porta è stato uno dei nuovi arrivati, perché ancora non si è reso conto di dove è capitato.
- Per il resto va tutto bene, probabilmente siamo salvi (speriamo, eh), certamente siamo (sono) in vacanza.
- Qualcuno si è risentito per la definizione di mercenari applicata alla gran parte dei componenti di questa squadra: la serata di Chiavari non ha certo corroborato tali rimostranze.
- Uno spogliatoio letteralmente a pezzi ha le sue conseguenze in campo, dove nessuno si fida più del proprio compagno e non si sceglie mai la giocata più semplice.
- Il nulla cosmico dell’ultimo mese – sublimato dai tre gol subiti da una squadra col portiere sovrappeso e ingaggiato solo perché costava poco – è la cifra del valore mentale di questo Cesena.
- Potremmo stare ore a disquisire delle scelte tattiche del non allenatore del Cesena, ma sarebbe tutto di troppo dal momento che i risultati sono così netti.
- I successi di Mignani? Proporzionali al decremento del valore dei cartellini di Shpendi e Klinsmann, i due uomini immagine di questa squadra.
- Tutto molto bello, ma come abbiamo fatto a subire tre gol a Chiavari? Nella stessa maniera in cui abbiamo preso gol contro chiunque, eccetto il già retrocesso Pescara. È una questione di testa, di motivazioni.
- Sarà dura, durissima, arrivare in questa maniera a fine campionato. Occorrerà ancora tanta sofferenza, come quella dei 159 bianconeri presenti a Chiavari che si sono dovuti subire secchiate d’acqua, Mignani in panchina, tre gol sul groppone e un viaggio in Liguria che, insomma, non è mai divertente.
- In tutto, però, c’è un lato positivo: a breve potremmo liberarci di tante mele marce, in campo, in panchina e in ufficio. Anche se resterà comunque la solita narrazione tossica che da troppo tempo intorbidisce il tifoso cesenate.


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