Domani l’intera Curva Mare sarà protagonista di una pregevole petizione per reclamare i diritti del tifoso. Un’iniziativa lodevole e persino doverosa ma, mettiamo le mani avanti, non piacerà a molti. Il menefreghismo italiano quando si tratta di temi calcistici esplode: tutto ciò che non è gol o risultato sembra perdere importanza.
Si sprecano fiumi di inchiostro, ore di moviola o tonnellate di podcast in cui si dibatte di tutto, persino – con gli occhi a cuore – dei muscoli di Piacentini o di Vrioni che entra e ci prova senza troppi pensieri, ma non si parla di gestione del sistema calcio, di tifo e di tutto ciò che vi è collegato.
Gli ultras italiani, su stimolo principalmente cavese (probabilmente tra quelli che stanno subendo la repressione più dura in questo momento in Italia), da mesi sono ormai in contatto e al lavoro per sviluppare un manifesto che il volantino pubblicato dalla Curva Mare riassume nei seguenti punti: campionati meritocratici, tutela delle trasferte e dei tifosi, prezzi popolari per i settori popolari, orari e calendari rispettosi dei lavoratori, stadi a misura di tifosi, stop alle leggi speciali contro i tifosi, no alle multiproprietà.
Proviamo ad analizzarli brevemente, consapevoli che una trattazione approfondita richiederebbe diverse ore, se non giorni.
Campionati meritocratici significa no alla Superlega e ai campionati chiusi modello NBA, vecchio sogno dei signori del calcio italiano ed europeo.
Tutela delle trasferte e dei tifosi non avrebbe bisogno di spiegazioni; è però interessante notare come in Italia sia comunemente accettato ciò che in altri Paesi costituirebbe motivo di insurrezione generale: le trasferte vietate.
Prezzi popolari per i settori popolari è altrettanto chiaro, a cui andrebbe aggiunto l’obbligo di riservare una quantità minima di posti in piedi per ogni tifoseria.
Orari e calendari rispettosi dei lavoratori: anche qui siamo indietro anni luce, con i Paesi più civili che hanno abolito da anni le partite del lunedì e non hanno nulla in programma la domenica sera.
Stadi a misura di tifosi: quello di Chiavari vi sembra uno stadio? Settori scoperti, servizi inesistenti, strutture fatiscenti.
Stop alle leggi speciali contro i tifosi: roba cilena.
No alle multiproprietà: chiedere a chi si è ritrovato Lotito o De Laurentiis, e sempre grazie al precedente sindaco Lucchi per aver sbattuto la porta in faccia al presidente del Napoli nell’estate 2018 (quella dei ristoranti di pesce chiusi la mattina).
Tutto giusto e tutto bello, con però due piccoli ma grandi limiti.
Il primo riguarda le forze in gioco: dopo aver giustamente escluso le tifoserie strisciate, che incarnano quanto di peggio ci sia in Italia al momento, il movimento alla base della petizione sostenuta dalla Curva Mare resta piuttosto limitato al mondo ultras. Altre realtà di tifosi, come Supporter in Campo, hanno creato un manifesto simile (qui il link), ma non ci sono stati veri e propri contatti. E più che mai qui l’unione fa la forza.
Bene la presenza del Coordinamento alla riunione a Case Castagnoli di martedì scorso, ma dov’era ad esempio Insieme per Cesena? A prendere le maglie a fine partita?
Il secondo punto è legato al governo del sistema calcio. Finché figure come Lotito (ma prima c’erano Carraro, Berlusconi, ecc.) resteranno al potere sia nel calcio che nella politica, difficilmente cambierà qualcosa.
Nel migliore dei casi – ed è già uno scenario peggiorativo – una realtà come Cesena può vivere un momento di gloria transitorio, magari grazie a una proprietà statunitense misteriosa negli obiettivi e nelle intenzioni.Finché non ci saranno i tifosi al timone non cambierà nulla.
Se il calcio è della gente, deve appartenere alla gente.


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